Gran parte dell’economia degli ultimi decenni si è fondata sui “precari”
Per comprendere quanto la nostra società e la nostra economia siano cambiate, basta pensare che oggi circa 2,5 milioni di persone, soprattutto giovani, svolgono un lavoro “precario”, “flessibile”, “atipico” e con un “contratto a termine”. Gran parte dell’economia degli ultimi decenni si è dunque fondata su questi “precari” i quali non hanno nessun diritto, neppure quello di avere una pensione decente quando saranno anziani. Da sempre è esistito quello che oggi chiamiamo “lavoro a tempo determinato”, la novità consiste nel fatto che lo Stato italiano lo ha normato nel senso che lo ha reso legale con il risultato che gli imprenditori hanno potuto espandere e contrarre la propria azienda, secondo l’andamento del mercato, mentre i lavoratori “precari” sono stati assunti e licenziati seguendo lo stesso andamento senza oneri da parte degli industriali e dello Stato italiano. Insomma, si è normato il lavoro precario tenendo conto solo degli interessi degli industriali e non di quello dei lavoratori. Se non che questo modo di procedere e di intendere il lavoro ed i lavoratori, tipicamente capitalista, ha creato un vero e proprio problema sociale, vale a dire che l’Italia si è trovata ad avere una gioventù che non è inserita nel mondo del lavoro e quindi non può essere autonoma economicamente dalla famiglia di origine. Sul piano psicologico questa realtà è andata ad incidere negativamente sulla maturazione dei nostri giovani che vivono in una perpetua adolescenza, dipendenza e tardano a farsi una propria autonoma famiglia. Costoro sono andati a far parte di quella categoria che viene chiamata dei “bamboccioni” e che io preferisco chiamare di una gioventù “individualista” e “senza spina dorsale”. Il fatto è che sembra che non vi sia soluzione a questo problema: da una parte la situazione non può andare avanti così e dall’altra non si vede come risolverla. Ma questo è vero solo se si continua a ragionare in termini molto provinciali in quanto la Francia ed ancor prima la Svezia e la Norvegia l’hanno affrontata e risolta.Secondo queste esperienze, per prima cosa lo Stato dovrebbe preoccuparsi di avere una politica economica non tanto per sostituire gli imprenditori privati bensì per fare in modo che quest’ultimi siano aiutati ad aprire industrie ed a creare posti di lavoro in modo che, se uno perde il lavoro, abbia la possibilità di ritrovarlo velocemente. Per seconda cosa, mentre in Italia siamo fermi ai diritti dei lavoratori che è un’idea vecchia degli anni ’60 e ’70, in Francia, Svezia e Norvegia sono passati ai diritti dei cittadini. Facciamo un esempio: se un cittadino perde il lavoro, anche se è un lavoro precario, ha diritto ad un assegno di disoccupazione, il quale corrisponde grosso modo alla nostra cassa integrazione per i lavoratori a tempo indeterminato, per tutto il periodo in cui rimane disoccupato. Lo Stato provvede anche a versare i contributi necessari affinchè possano maturare il suoi diritti pensionistici oltre ad impegnarsi personalmente a procurare un lavoro adatto alla qualifica del disoccupato. Allo stesso tempo il disoccupato non può rifiutare il posto di lavoro procurato dallo Stato per più di tre volte, pena la perdita dell’assegno di disoccupazione. Ma ecco che a questo punto viene fuori il vero problema italiano: non esistono i soldi necessari per sostenere questo modello di economia e di società. Cos’è dunque che lo rende invece possibile ed attuabile in Francia, in Svezia ed in Norvegia ? Il fatto è che l’Italia non è un paese normale mentre la Francia, la Svezia e la Norvegia sì, in quanto in queste nazioni non si registra un’evasione fiscale come da noi, non esiste una mafia, una camorra ed una ‘ndragheta come da noi, la corruzione ed il clientelismo non sono un sistema come da noi, la carriera politica non è una professione come da noi e lo speco del denaro pubblico e molto più contenuto che da noi. Sta di fatto che lo Stato francese, svedese e norvegese sono in grado di mettere in atto un modello economico e sociale che lo Stato italiano neppure si sogna e delega gli intellettuali del centro-destra a spargere la voce che questo è un sogno irrealizzabile, quando invece non è assolutamente vero. Si tratta di cambiare l’attuale modello economico e sociale ma credo che chi oggi governa non ne abbia assolutamente intenzione perchè si tratterebbe di andare a scomodare chi fino a ora ha dormito sonni tranquilli.
BLAISE2004


