La storia di Kalem, una moglie e un figlio in Bangladesh, un lavoro perduto dietro il banco di una farmacia, studi fino all´università, è uguale a quella di molti altri braccianti sparsi nelle vigne e negli oliveti della Toscana. L´azienda «senza terra» che dava lavoro a un´ottantina di immigrati ha annunciato lo scorso ottobre la riduzione dei contratti, al massimo ne saranno rinnovati una trentina. Alcuni immigrati sono andati alla Cgil, non sapendo nemmeno troppo bene cosa fosse. Hanno spiegato quello che stava loro succedendo e hanno trovato ascolto. Lavoro e sfruttamento, diritti e contratti. Storie messe su un tavolo sussurrando, con mille timori e sospetti. «Ci siamo battuti per far riconoscere dall´Inps l´indennità di disoccupazione agricola per 2004, per il 2005 e per il 2006» spiega Franco Ginanneschi del sindacato. I primi assegni arrivano ora e vanno dai 300 ai mille euro per ciascun anno. E´ un aiuto, non certo un ascensore. Perché gli «avventizi» come Kalem sono lavoratori a tempo determinato. Provvisori, dodici mesi e il contratto scade, tutto si rimette in gioco. Sono queste le regole.«Chi protesta, chi fa notare le furberie al padrone subisce ritorsioni – racconta un giovane immigrato – cominci a fare meno ore, sei sotto ricatto…ecco per favore non mettere il mio nome sul giornale». Anche se non sono invisibili perché i contratti al minimo sindacale sulla carta sono regolari, questi operai agricoli sono fragili, hanno…
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